Rimesse da Playoff 4

August 21, 2011

[Agosto 2009]

WESTERN CONFERENCE SEMIFINALS

 

Nuggets vs Mavericks Game 3 (2-0)

 

105-103 Dallas, 6.5 secondi al termine, rimessa per Denver che può segnare anche da due per tenere aperta una gara chiave della serie. Vincere in trasferta, agguantando il 3-0 al secondo turno, sarebbe comunque un risultato quasi storico, per una squadra che ultimamente aveva il vizio di uscire al primo round. Dallas, dal canto suo, preferirebbe far scorrere un po’ il cronometro e fare fallo, cosi da costringere Denver (ancora priva del bonus dei liberi) ad un’altra rimessa con ancor meno tempo disponibile. Ecco cosa succede…

 

In campo

Dallas: 1-Kidd, 2-Terry, 3-Wright, 4-Bass, 5-Hollins.

Denver: 1-Billups, 2-Smith, 3-Anthony, 4-Martin, 5-Nene.

 

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Un’altra rimessa che ha fatto discutere per la scelta arbitrale, ma qui interessa solamente il tratteggio dell’inbound, fischi (o non-fischi) dei “grigi” esclusi. Karl opta per una trama sobria, rivolta più alla concretezza che all’effetto sorpresa: far ricevere bene il go-to-guy lasciandogli sia spazio per la giocata individuale, sia qualche opzione coinvolgendo i compagni, come “piano B”.

Il controllo imperfetto di Anthony, unico destinatario eletto per la ricezione, distrae un po’, ma, per quanto riguarda la finalizzazione del possesso, l’opzione dell’uscita in angolo di Billups (sfruttando un blocco in stile “buttafuori” di Nene) poteva essere una buona alternativa, così come J.R. Smith, che finge di bloccare sul rimettitore per poi aprirsi verso la palla, piazzatosi sul perimetro frontale, rappresentava una valvola di sicurezza raccomandabile.

Forse, il palleggio-arresto-tiro di Melo è stato un impromptu da solista virtuoso, ma le geometrie di squadra hanno comunque collaborato garantendogli adeguato spazio; ad esempio, Nene, resta schiacciato molto basso sulla linea di fondo per evitare di portare il proprio uomo nei paraggi di Melo, così da lasciargli anche eventuale spazio per la penetrazione.

 

 

Ci si ritrova quindi 106-105 Denver, con un solo secondo netto sul cronometro. Inizia già ad aleggiare nell’aria quel 3-0 che sa di “cappotto” per i texani (lo so, è come dire “bermuda per gli eschimesi”, ma ci siamo capiti…).

Come ha deciso di rispondere Carlisle al prodigio di Melo? Con una rimessa su cui Denver ha difeso (novità di quest’anno per i Nuggets!) come se avesse già visto la partita…

 

 

In campo

Dallas: 1-Kidd, 2-Terry, 3-Howard, 4-Nowitzki, 5-Bass.

Denver: 1-Carter, 2-Billups, 3-Anthony, 4-Martin, 5-Nene.

 

 

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L’indispettito Rick ha crudelmente testato la capacità di concentrazione difensiva dei Nuggets (non esattamente il loro marchio di fabbrica), ma Carmelo & co. hanno brillantemente superato la prova.

Convocando attivamente sul lato forte Terry e Dirk, i due tiratori più temuti, e facendoli incrociare un paio di volte, Carlisle vuole procurare o un mismatch per Nowitzki (sul difensore di “Jet”) o un metro di spazio per il rapido tiro di Terry. In questo caso, un cambio di marcatura (ce n’è di differenza fisica tra Billups e Martin!) o un minimo fraintendimento tra i difensori, risulterebbe fatale, soprattutto considerando che il rimettitore è un certo Kidd, che con i passaggi se la cava abbastanza bene.

Tuttavia, essendoci solo un secondo sul cronometro, il veterano Carter sa bene che è fondamentale il suo aiuto: deve essere il quinto difensore sui quattro attaccanti Mavs, specialmente in prossimità della rimessa. Non per nulla, è proprio la sua provvidenziale copertura su Terry che consente a Martin di restare su Dirk (evitando il mismatch) e a Billups il tempo necessario per recuperare sullo stesso Terry.

Quando i cinque secondi per la rimessa stanno per scadere, Nowitzki e Terry chiamano palla nei pressi di Kidd, con “il Jet” che allargandosi si porta via i due “secondini” Billups e Carter; Kidd può così fare la scelta giusta (vecchio vizio!) servendo il tiratore biondo, che ha un migliore angolo di ricezione e più possibilità di tirare sopra il proprio uomo; il tiro risulterà comunque troppo arduo, persino per wunder Dirk, ma non si può certo dire che i Mavs non c’abbiano provato seriamente.

 

 

Video delle rimesse

 

 

 

 

 

Nuggets vs Mavericks Game 4 (3-0)

 

118-114 per Dallas, 8.3 restanti sul tabellone e rimessa Denver per riacciuffare la gara, plausibilmente con un tiro da 3. Anche stavolta Karl lascia i fuochi d’artificio in cantina per affidarsi ad una giocata classica, semplice da disegnare, ma che richiede nondimeno un’ottima esecuzione per essere efficace. Il quintetto dei Nuggets, con 4 ottimi tiratori e un centro atletico incaricato della rimessa, lascia già intuire che l’azione non andrà per le lunghe, così da avere un possesso Dallas su cui tentar di recuperare palla per il sorpasso o pareggio. Come da  copione, ecco cosa accade…

 

 

In campo

Dallas: 1-Kidd, 2-Howard, 3-Singleton, 4-Wright, 5-Bass.

Denver: 1-Billups, 2-Smith, 3-Kleiza, 4-Anthony, 5-Nene.

 

 

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Sul cronometro restano 3.1 secondi, non moltissimi per sperare in un recupero, ma era prioritario prendere un buon tiro per tornare a meno uno, e così è stato.

L’azione inizia con una ricezione di Billups che sale sfruttando uno stack (doppio blocco “in larghezza”, spalla a spalla, perpendicolare rispetto alla traiettoria del tagliante), poi Karl fa appello al gioco a tre chiamato split: il giocatore passa da un lato, poi va a bloccare sull’altro, con l’attaccante bloccato che rimpiazza la posizione iniziale del bloccante, in questo caso il rimettitore Hilario (split significa “dividere”, infatti il primo passatore e la palla si dividono, lui va da una parte, lei dall’altra). Se il blocco è efficace, il catch-n-shot è garantito.

Sul lato debole Kleiza e J.R. Smith fanno un movimento quasi simmetrico al lato forte, con Linas che blocca (almeno l’idea era quella, credo) per un’uscita alta di Smith; a questo punto, Billups ha due tiratori in uscita dai rispettivi blocchi in post basso: alla sua destra Anthony, alla sua sinistra Smith, mentre i bloccanti si trovano già in buona posizione per il rimbalzo offensivo.

Che dire? Rimessa “cattedratica” di coach Karl ben eseguita dai suoi ragazzi.

 

 

Video della rimessa

 

 

 

 

WESTERN CONFERENCE FINALS

 

 

Nuggets vs Lakers  Game 1 (0-0)

 

101-99 per L.A., 30.5 restanti sull’orologio e rimessa Nuggets sul lato sinistro; Denver ha abbastanza tempo ed abbastanza talento offensivo per impattare il match. Che giocata avrà disegnato Karl stavolta? Temo non lo sapremo mai; ecco il perché…

 

In campo

Denver: 1-Carter, 2- Billups, 3- Smith, 4-Anthony, 5-Martin.

Los Angeles: 1-Fisher, 2-Bryant, 3-Ariza, 4-Odom, 5-Gasol.

 

 

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Un po’ per le lunghe braccia di Odom, un po’ perché il passaggio di Carter era a velocità-moviola, l’intercetto di Trevor “Lupin” Ariza priva i Nuggets del potenziale gioco del pareggio, omaggiando i Lakers della possibilità di gestire il +2 con la palla in mano, e con lo scarto tra cronometro dei 24 e tempo allo scadere di circa cinque secondi.

Solitamente, con un vantaggio di +2 a 30 secondi, la consuetudine vuole che (salvo siparietto dei tiri-liberi sistematici) la squadra in difesa consenta la ricezione lontano dal canestro per poi difendere forte da otto metri in giù (lasciando scorrere il cronometro amico). Esagerare con la pressione sulla rimessa, significherebbe rischiare uno sbilanciamento verso la palla che comporterebbe, qualora il guizzo sulla linea di passaggio vada a vuoto, un 4 difensori vs 5 attaccanti, cioè l’ultima situazione che si augura una difesa con in mano un vantaggio di 2 punti, da gestire a più di un possesso dal termine (avendo in questo caso almeno 6 secondi per una replica, in caso di canestro subito).

Se tuttavia, il guizzo sulla palla si concretizza in intercetto controllato… Ariza docet.

Da notare come, alla fine del percorso disegnato dallo stagger (blocchi in sequenza), Anthony trovi il sostanzioso bump di Gasol (ostruzione con contatto fisico per ostacolare un taglio, praticamente un blocco portato da un difensore), che rende impossibile la sua ricezione. Con Martin e Smith che si allargano sul lato debole, senza guardare troppo la palla, l’unica soluzione è il primo uomo dello stagger, Billups, che si allontana dalla paint, per ricevere un apparentemente tranquillo passaggio da cui iniziare l’attacco decisivo. Tuttavia, Trevor su quell’attacco non vuole proprio difendere, quindi sprinta come Bolt e intercetta in stile Nfl.

È curioso considerare come, in questi casi, solitamente si possa sbagliare per inesperienza, invece stavolta proprio gli “esperti” Carter e Billups hanno dato per scontata la comoda ricezione con troppa leggerezza, sottovalutando lo spirito d’iniziativa dell’atletico Ariza.

Quale altra opzione aveva Carter? Sotto il prolungamento della linea del tiro libero, Anthony stava tenendo dietro di sé il più leggero Kobe; passaggio non facile, ma ci sarebbe stato l’isolamento già predisposto.

 

 

Video della rimessa

 

 

 

 

 

Lakers vs Nuggets Game 3 (1-1)

 

97-95 Lakers, 37.1 secondi residui sul cronometro, rimessa lato sinistro; tremendo deja vu per i Nuggets, che stavolta optano per Martin (alto circa  come Lamar) come rimettitore, sperando che non si lasci spaesare dalle lunghe leve di Odom. Karl sa ben che la difesa L.A. ha tutto il tempo per difendere forte, incassare un eventuale canestro e poi avere comunque possibilità di replica con almeno 13 secondi a cronometro. Perché mai L.A. dovrebbe pressare, rischiando di subire un pareggio rapido, senza poter poi avere l’ultimo tiro a fine cronometro?

Effettivamente la pressione della difesa non è asfissiante, ma… le gare di playoff sono spesso decise da colpi di scena, giusto?

 

In campo

Denver: 1-Billups, 2-Smith, 3-Anthony, 4-Martin, 5-Nene.

Los Angeles: 1-Fisher, 2-Bryant, 3-Ariza, 4-Odom, 5-Gasol.

 

 

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Probabilmente, Martin si aspettava l’uscita alta di Melo, verso metà campo, (come già accaduto nella sopra commentata gara 3 vs Mavs), mentre Carmelo aveva stavolta in mente un’uscita curl (“a ricciolo”), con ricezione verso il canestro e penetrazione aggressiva fino in fondo, nello spazio d’area liberato dal taglio “apripista” di J.R. Smith, scivolato verso il lato debole.

Se il passaggio di Carter in Gara 1 era stato troppo lento e “citofonato”, il passaggio di Gara 3 è invece sintomo inequivocabile di un cortocircuito tra l’idea di Martin e quella di Anthony. Stavolta Ariza è stato difatti molto agevolato dalla involontaria complicità di Kenyon, che ha spiazzato con un pallonetto alla sua destra un Carmelo ormai fuori traiettoria a sinistra; Trevor si trovava invece in una buona posizione per leggere prontamente la direzione del passaggio, anticipando Anthony, “vittima” del proprio accenno di “ricciolo”.

Si tratta di uno dei (rarissimi) casi in cui il vantaggio dell’attaccante, quello di muoversi per primo, impostando la direzione, si ritorce contro lui stesso, squilibrandolo e finendo col favorire un difensore che era ormai in ritardo.

Da notare come stavolta l’impostazione “a totem” (quasi in fila indiana) dei bloccanti non sia, come più di frequente, perpendicolare alla linea laterale del rimettitore, ma parallela; avendo come uscita “forzata” dallo stagger una ricezione verticale, o come altra (improbabile) opzione, l’angolo forte (su cui Fisher difende facile); oppure, eventualmente, se Gasol avesse aiutato sull’uscita di Melo, il (rischioso) lob lungo per la ricezione di Nene sul gomito opposto. La rimessa in sé aveva comunque garantito una buona ricezione, è stato piuttosto l’errore contingente del rimettitore (anche drasticamente “oscurato” dalle lunghe braccia di Odom?) a comprometterne l’esito conclusivo.

 

 

Video della rimessa

 

 

Nella prossima (ed ultima) puntata daremo un’occhiata alle Finali di Conference tra Cavaliers e Magic; infine, ripercorreremo un paio di rimesse che hanno deciso le Finals.

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