Il ruolo dei ruoli

August 21, 2011

 

[Maggio 2009] In principio (diciamo nel 1891) J. Naismith creò il basket e vide che era cosa buona; poi il popolo degli “adepti della palla a spicchi” ricevette i 13 comandamenti (le 13 regole originali) e per meglio organizzare l’arte dell’infilare la palla nella retina, costoro si divisero in ruoli, così da non intralciarsi e sfruttare al meglio la qualità fisico-tecniche di ciascuno… il resto è storia, con special thanks alle 3 “S”: Spalding, Stern e Sportitalia (e Sky, per chi ce l’ha…).

Ora bando alle ciance, arriviamo al centro della questione in un batter d’ali e senza abbassare la guardia (tipo Don Nelson, che nel dubbio fa giocare guardia tutti tranne Biedrins)… avete intuito nulla?

Dopo i risultati delle elezioni dei 2 All-Defensive Teams e dei 3 All Nba Teams, la domanda sorge spontanea: come vengono individuati oggi i ruoli?

 

 

 

LA MOLTIPLICAZIONE: 3, 5, 11…

 

Va inizialmente preso atto dell’assenza di definizioni ufficiali, da manuale o da regolamento: hoopedia (la wikipedia di nba.com) definisce sia Magic che MJ come swingman esemplari… MJ ci sta, ma se Magic non è un play, allora Kidd e Nash fanno i postini… meglio forse affidarsi alla vetusta tradizione, orale e scritta, che narra della triade ufficiale, tutt’ora usata nei referti: Guard, Forward e Center; un 2-2-1 suddiviso anche in backcourt (guardie), e frontcourt (ali e centro). Fin qui nulla di nuovo e tutto chiaro.

 

Notoriamente, con il tempo, le guardie e le ali si sono “sdoppiate” e il mutamento degli acronimi con l’aggiunta dei rispettivi prefissi, riflette proprio la genealogia dei ruoli: da G è derivato PG e SG, da F sono nati SF e PF.

Quindi, detto in modo meno cifrato: le Guardie si sono distinte, secondo un criterio “topografico”, in Point Guard (guardia che gioca “in punta”) e Shooting Guard (guardia tiratrice che gioca “fuori”); le ali si sono invece differenziate secondo un criterio di “fisicità”, in Small Forward (“small” secondo i canoni del basket ovviamente…) e Power Forward (ala che “gioca di potenza”); i centri, dal canto loro, restavano e restano semplicemente divisi in buoni e scarsi…

[Curioso come al di là dell’oceano la dicitura “play maker”, equivalente a point guard, sia attecchita meno che in Europa; è un termine comunque usato, ma solitamente in articoli e in altre fonti made in Usa si trova quasi solo PG … qualcuno di voi ha mai letto PM?!]

 

Questa suddivisione è alla base dell’abbinamento tra ruolo e numeri, da 1 a 5, seguendo anche un ordine d’altezza crescente; al riguardo, è pacificamente condivisibile quanto riportato dalla Basketball U (http://www.nba.com/canada/Basketball_U_Players_and_Posi-Canada_Generic_Article-18037.html). Tuttavia, nell’ultimo decennio la questione si è palesemente complicata, i ruoli intermedi si sono diffusi, risultando oramai ibridazioni dal cospicuo valore tattico: ogni piano pre-partita che si rispetti non può infatti ignorare il fattore mismatch (notoriamente: marcatura in cui si trovano abbinati due giocatori differenti fisicamente o tecnicamente; chiedere a chi si trova di fronte “clienti multi-ruolo” come Odom, Prince, Lewis, Nowitzki, Harrington, Jamison…).

 

I ruoli atipici, i cosiddetti tweener (da between, “in mezzo”), sono solitamente individuabili in: combo guard: un po’ point guard, un po’ shooting guard, spesso con l’altezza della prima ma l’attitudine offensiva della seconda;

swingman: guardia-ala, in grado sia di tirare che di penetrare, ma non ignara anche del gioco spalle a canestro;

point forward: ala che gestisce il gioco grazie alle doti di passaggio, ottimo rimedio all’assenza di un vero playmaker, soprattutto se tale motivo spinge all’uso di motion offense;

combo forward (detto anche cornerman): ala anomala con buon tocco dalla media ed in grado di mettere palla a terra, come un ala piccola, ma capace di farsi rispettare fisicamente anche sotto, come un’ala grande;

ala-centro (forward-center): lungaccione versatile che, secondo l’assetto tattico del quintetto in cui gioca, convive e si adegua alla presenza di un altro centro o gioca come tale;

point center: sono stati avvistati rari esemplari di centri che per capacità tecniche di passaggio, visione di gioco e propensione all’altruismo offensivo, riescono a supportare la circolazione della palla ed innescare i compagni, venendo spesso coinvolti anche fronte a canestro (in “punta”), lontani dalla paint zone, in veste di “centri decentrati” (attualmente: Camby, Gasol, Ilgauskas, B. Miller, Duncan).

[N. B. Anche queste definizioni non hanno una fonte ufficiale ed inappellabile, per cui girovagando nel web m’è capitato di trovare dibattiti ed opinioni ad ampio ventaglio; insomma, non fidatevi troppo…].

 

 

 

COME DISTINGUERLI?

 

Capita talvolta di dibattere sul legame tra un giocatore ed il rispettivo ruolo, e capita anche che basandosi su criteri differenti lo stesso giocatore risulti avere più ruoli che paia di scarpe… per evitare dissertazioni perenni e babeliche, vale la pena ricordare quali possono essere i principali criteri nella definizione dei ruoli, lasciandoci aiutare da alcune “frasi fatte”:

– altezza: “È bene essere sempre all’altezza del proprio ruolo (già, con giocatori undersized si rischia il mismatch…)”. Parole sagge; il legame altezza/ruolo è infatti quello più matematico (oggettivo?), anche perché spesso è abbinato alla numerazione stessa: ad esempio, il numero 1 in campo è solitamente il primo secondo un ordine d’altezza crescente,  il 2 il secondo e così via…

– posizione in campo: “Le posizioni contano (no, non è affermazione valida solo per quel noto Sutra…)”. Quando si sente dire che un giocatore “gioca in centro” non ci si riferisce ovviamente al campetto più centrale della città, ma alla posizione in campo; la stessa definizione di point guard allude al “giocare in punta”, così come l’ala ha la sua omonima posizione (fermo restando che gli attacchi a zona si sono quasi estinti, e le zone del campo non hanno tutte un nome di battesimo).

– capacità tecniche: “Non è quello che sei, ma quello che fai che ti qualifica (è il caso di citare Batman parlando di una lega che ha già due Superman, no?!)”. Ci sono peculiarità che contraddistinguono un ruolo rispetto agli altri; o almeno era così nella notte dei tempi (ma qui siamo al “c’era una volta…”) in cui, principalmente, i play passavano, le guardie tiravano, le ali piccole penetravano e quelle grandi appoggiavano da sotto, i centri schiacciavano… attualmente, nonostante i confini tra i ruoli siano più labili e i giocatori ben più versatili (per fortuna), si sente ancora dire “palleggia come un play”, “movimenti da centro”, “tocco da guardia”, abbinando la “specialità” alla posizione, residuo dell’antico binomio capacità tecniche/ ruolo.

– responsabilità: “Bisogna sapersi prendere le proprie responsabilità (alcune scriteriate guardie ritengono significhi tirare qualunque pallone in qualunque situazione… pazienza)”. Quanto più l’impianto offensivo di una squadra è ordinato, tanto più è importante che ognuno faccia bene la sua parte; quanto meno è ordinato, tanto più è fondamentale per la funzionalità inerziale del gioco che “non ci si pesti i piedi” e che “ciascuno stia a posto suo”. Esempio: fare il play nei sistemi offensivi dei Lakers, dei Jazz, dei Warriors o dei Knicks è tutt’altro che indifferente…  ogni giocatore ha, a seconda del contesto tattico, mansioni e responsabilità che talvolta rendono difficile definirne il ruolo, ma, non di meno, costituiscono proprio una delle chiavi di volta dell’attacco in cui opera. Se in alcuni quintetti è palese che un giocatore, magari impiegato in casi d’emergenza, si trovi “fuori ruolo” rispetto alle esigenze tattiche (non sia dunque in grado di svolgere determinati compiti), non è da sottovalutare quali ruoli, o meglio, quali responsabilità richieda il sistema offensivo in oggetto (Paul sarebbe “altrettanto play” in un attacco triangolo di quanto lo è nella gaia anarchia degli Hornets?)

 

Chiaramente, tranne l’altezza, si tratta di criteri validi per individuare i ruoli nel basket in attacco, che è quello che più consente ai giocatori di assecondare le rispettive caratteristiche tecnico-tattiche; in difesa non resta che adattarsi alla marcatura… purtroppo, non sempre tutti questi criteri sono applicabili al giocatore in questione, e ciò innesca le molteplici interpretazioni su “cosa” egli sia e su “come” giochi (alcuni casi che non danno adito a dubbi? Nash è un play, Hamilton è una guardia, R. Jefferson un’ala piccola, Boozer un’ala grande e Howard un centro. Tutti d’accordo, no?)

 

 

 

OPINIONI

 

Un esempio dell’inaggirabile opinabilità nell’individuazione dei ruoli, derivata dalla duttilità tattica del basket moderno, è possibile trarlo dai “quintetti ideali”, non quelli del fantabasket, bensì quelli assemblati dagli “addetti ai lavori”: quest’anno James e Nowitzki, Pierce e Duncan, Gasol e Anthony, risultano tutti F; ciò nonostante, non resta difficile distinguere le ali piccole da quelle grandi, e non solo per i centimetri di altezza a disposizione, eppure… se Gasol e Duncan, fulgidi esempi di maestria, talento e tecnica del gioco d’area, sono delle ali grandi, è lecito chiedersi dove e come gioca un centro?

Dove: più al centro dell’area ci sono solo la retina, il semicerchio per lo sfondamento e l’infrazione dei tre secondi… Come: se quei due non attaccano con movenze da centro (altezza inclusa), non sono il “perno” (in francese pivot…) dell’attacco, allora anche Olajuwon, Ewing e compagnia, erano tutte ali grandi  (al solo digitare questa frase è comparso l’assistente di Word, quello con le sembianze di Einstein,  che mi ha interrogato sul mio tasso alcolico e mi ha chiesto di stare in piedi su una gamba sola per 5 secondi…). Non a caso, nei quintetti difensivi, votati non dai giornalisti (responsabili di quelli ideali) che scrivono sulla carta, ma dai coach, che scrivono sulle lavagnette a bordo campo, Duncan è stato “classificato” come centro;  direi che giustizia è fatta… tuttavia, non tutti i casi risultano altrettanto risolvibili con (relativa) chiarezza chiamando in causa gli “strateghi del parquet”.

 

Opinione personale: con l’ibridazione continua dei ruoli e con il diffondersi di giocatori sempre più completi, è, da un lato, possibile ammirare un gioco più tattico, una più vasta flessibilità strategica dei quintetti rispetto al passato, e, dall’altro, parlare di ruoli precisi assume un senso solamente all’interno del sistema di gioco adottato (nella squadra di riferimento). Piuttosto che parlare in termini di “il giocatore x è un y [ruolo/numero]”, forse converrebbe dire “il giocatore x fa y k, z [mansioni tattiche in campo]”, ma per guadagnare in chiarezza, si perderebbe drasticamente di sintesi… a conti fatti, nella complessità conviene affidarsi alla semplicità estrema: in fondo, G, F e C rendono bene e rapidamente l’idea (seppur vaga) del giocatore; nella loro generalità delineano un giusto compromesso tra altezza, posizione in campo e capacità tecniche. Se poi si vuole scendere in dettaglio sulle responsabilità, meglio sorvolare su numeri e definizioni per spendere qualche parola in più su ciò che si vede in campo…

 

 

 

RIUNIFICAZIONE DEI RUOLI

 

Un’ultima considerazione/provocazione: quali sono i cosiddetti fondamentali (offensivi)? Ok, ho sentito il coro: “palleggio, passaggio e tiro”… quale ruolo padroneggia meglio tali fondamentali? Nel complesso direi le ali piccole, considerando come queste, a differenza dei play e delle guardie, abbiano generalmente un minimo di competenze e movimenti anche per il gioco spalle a canestro.

Tra tutti i ruoli “classici”, l’ala piccola è “per definizione” (comunemente accettata) quello più “totale” e duttile, e proprio per questo, in un’epoca di crescente versatilità, sta diventando conseguentemente anche quello più “comune”. Con un’esagerazione (forse profetica) va detto che, dopo essere partiti dalla moltiplicazione dei ruoli, potremmo finire, magari tra vent’anni, con il parlare di un unico ruolo (quindi nessun ruolo!), incentrato sulla completezza tecnica, in cui i giocatori si differenziano solo per l’altezza e per ciò che fanno leggermente meglio del resto, ma non per ciò che non fanno o non sanno fare…

Un presagio di questa omologazione potrebbe essere quello di come il ruolo meno completo, il centro, stia già mostrando segnali di “alapiccolizzazione”: molti centri giovani hanno sfoggiato una mano più smussata della vecchia generazione (eh no, se pensate a Noah e Oden non vale!) ed appreso passaggi che vanno ben oltre la palla-consegnata; per non parlare poi dei centri con il vizietto di metterla da lontano (è già in cantiere un altro articolo al riguardo, a chi interessasse…). Di fatto, ulteriore sintomo del cambiamento in corso, già il confine tra ala grande ed ala piccola è spesso solo una questione di centimetri, non tanto di capacità di passaggio, palleggio o raggio di tiro…

Insomma, benvenuti nell’era dell’ala piccola.

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1 Comment for this entry

  • Ico says:

    Complimenti è un articolo molto interessante, ben scritto e le analisi che fai sono tutt’altro che ovvie. Inoltre sono completamente d’accordo con te sul continuo fondersi dei ruoli nel basket moderno…anche se la prospettiva futura di un “unico ruolo” è piuttosto triste: non so immaginare O’Neil che palleggia come Iverson o Kidd che schiaccia come Garnett!

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