Per ogni raccolto stagionale ci sono annate scarse, annate in media, annate buone ed annate difficilmente ripetibili; è così anche nel fertile mondo statistico delle stagioni individuali di alcuni giocatori Nba.

Alcune di esse, oltre che per il valore intrinsecamente numerico, sembrano destinate a restare casi unici, sia per il perenne mutamento del gioco (regole, livello fisico-tecnico dei giocatori, stili e tendenze tattiche…), sia per la spiccata particolarità del risultato.

In molti casi la prestazione annuale, quindi basando le statistiche sulla media di fine regular season, è stupefacente soprattutto per il contesto storico di riferimento, per la differenza che la eleva nel panorama a lei contemporaneo, soprattutto se letta da occhi avvezzi ad un Nba tendenzialmente molto omogenea come quella attuale. 

Ecco quindi una lista di nove prestazioni stagionali che non rivedremo facilmente: 

9) Michael Jordan (1987-1988): 35 punti, 3,2 recuperi e 3,1 perse

Bilanciare il saldo fra recuperi e palle perse è solitamente un hobby degli specialisti difensivi, che eseguono passaggi non troppo impegnati, palleggiano solo se costretti e poi scippano palloni per guadagnarsi il salario. Che questo pareggio di bilancio sia riuscito al miglior realizzatore del campionato, persino piuttosto disponibile all’assist (5,9 di media quell’anno) ha dello straordinario, oltre ad essere sintomo dell’impegno difensivo profuso, confermando Jordan su un gradino consuetamente “monoposto”. 

8) Tyrone “Muggsy” Bogues (1989-90): 11,4 assist e 1,8 perse

Pensate ad un Nate Robinson (5-9) ancor più basso (5-3), che salta di meno, ma sa fare davvero il playmaker; otterrete un giocare in grado di raggiungere il vertiginoso rapporto assist/perse di 5,9, superando nondimeno la doppia cifra in assist. Quest’anno, lo specialista del suddetto bilancio, Paul (secondo solo a Calderon fra i giocatori attivi) ha registrato 9,7 assist di media ed un di per sé pregevolissimo rapporto di 4,3.

Probabilmente, nessuno sarà mai più all’altezza di Muggsy… 

7) Hakeem Olajuwon (1989-90): 2,1 recuperi, 4,6 stoppate e 10.4 rimbalzi difensivi

Nei 38 minuti in campo di quell’anno, Hakeem incarnò la difesa più spietata: nessun’altro ha mai fatto registrare almeno 2 recuperi, 2 stoppate e 9 rimbalzi difensivi; nessuno tranne lui, che ci è riuscito per tre volte e, come leggete sopra, in quella stagione è andato un bel po’ oltre… 

6) Wilt Chamberlain (1961-62): 50,4 punti in 48,5 minuti di media

La stat-line è semplicemente surreale: incredibile come abbia giocato ogni singolo minuto della squadra, supplementari compresi, soprattutto considerando come le premure della preparazione atletica fossero all’epoca più spartane e meno accurate di quelle odierne. Tuttavia, il dato che rende la stagione trascendentale è il rapporto punti/minuto: si tratta dell’unico caso nella storia Nba in cui un giocatore abbia segnato almeno un punto al minuto. Se non siete ancora abbastanza stupiti, tenete presente che il secondo classificato per punti a partita, W. Bellamy, ne segnava dignitosi 31,6, circa ben 19 di media in meno! 

5) Shaquille O’Neal (1999-00): 29,7 punti con il 57,4% dal campo

Dopo Chamberlain, Shaq è stato l’ultimo a vincere sia la classifica dei punti e partita che quella della percentuale dal campo, binomio che sa di onnipotenza offensiva (almeno finché non si scorge il mesto 57,5% ai liberi…). Impensabile di rivedere un duplice primo posto del genere nell’Nba contemporanea in cui i punti a partita sono tiranneggiati delle ali, mentre la percentuale dal campo è appannaggio dei lunghi a basso tasso di iniziativa personale (i 26,8 punti con il 56,5% dal campo di James nell’ultima stagione non è infatti impresa da sottovalutare, specialmente considerando come la percentuale sia comprensiva dei tiri da oltre l’arco). 

4) Oscar Robertson (1961-62): 30,8 punti, 12,5 rimbalzi e 11,4 assist

Ve l’aspettavate, ed è infatti inevitabile citare la stagione (quasi) impossibile per antonomasia: la tripla doppia di media. Nei 44 minuti trascorsi in campo, Robertson riuscì a realizzare il sogno proibito di ogni all around.

Da considerare che, se da un lato, l’abnorme prestazione a rimbalzo (nono per rimbalzi di media, ma con solo nove squadre in campionato) può essere dettata da una minore percentuale media di tiro dal campo (dunque più rimbalzi disponibili), dall’altro lato, riuscire a fare 11 assist è ancor più encomiabile proprio per le percentuali di squadra modeste (ed ancor più se nel frattempo ci si prende la briga di segnare 30 punti…).

 3) Wilt Chamberlain (1967-68): 24.3 punti, 59,5% dal campo e 8,6 assist

I 23,8 rimbalzi di media aggiuntivi a quanto sopra, possono essere frutto di un’epoca dall’elevato numero di possessi, ma ciò è secondario rispetto ai 8,6 assist di media, anche considerando che Wilt, centro di professione, fu “scandalosamente” secondo assoluto per media assist (e nono per Ast%), dietro al solo Oscar Robertson. In quella stagione Wilt stabilì inoltre il record di triple doppie consecutive: nove (Wikipedia narra di una tripla doppia da 22 punti, 25 rimbalzi, 21 assist contro i Pistons il 2 Febbraio, eventualmente l’unica con tre “20”).

P. S. L’anno prima, a scanso di equivoci, Wilt aveva firmato 24.1 punti col 68,3% dal campo e “solo” 7.8 assist (ma fu sesto per Ast%). 

2) Nate “Tiny” Archibald (1972-73): 34 punti, 11,4 assist

Delusi? In effetti, i due numeri non sconvolgono quanto i precedenti, almeno a prima vista… ma è il contesto a rendere davvero epica la prestazione: in un campionato con 17 squadre, Nate fu primo sia per punti segnati che per assist a partita. Concettualmente ai limiti del fantasticabile: il giocatore che segna di più è anche quello che fa segnare di più…

Nonostante la complicità dei ben 46 minuti di media in campo, resta e resterà un abbinamento irripetibile, soprattutto nel basket moderno dove, statisticamente, o si è grandi passatori o grandi realizzatori.

[P.S. Oscar Robertson è stato l’unico altro giocatore a raggiungere il 30+10, e per ben 5 volte, ma ha vinto entrambe le classifiche nello stesso anno con medie di 29.2 e 9,7, nel 1968, quando tuttavia c’erano soltanto 12 squadre nel campionato].

1) Wilt Chamberlain (1959-60): 37.6 punti, 27 rimbalzi e 2,3 assist

Non è stata certamente la miglior stagione di Wilt, eppure, considerando la “cornice iniziatica”, è probabilmente una pagina di storia che non rivedremo più. L’esordio in Nba di Wilt è stato infatti un “avvento”: Rookie dell’anno, primo quintetto Rookie, Mvp dell’All Star Game, primo per media punti, primo per media rimbalzi, primo quintetto Nba e, ciliegina sulla torta, Mvp stagionale (ciò nonostante, vi state chiedendo come mai non si conquistò un posto nel primo quintetto difensivo? Non erano ancora stati inventati…).

Piuttosto impensabile che un esordiente riesca mai a replicare una dominazione del genere.

Share on FacebookTweet about this on TwitterEmail this to someoneShare on TumblrShare on Google+

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *