The Howard Rules

August 21, 2011

[Giugno 2009] L’ago della bilancia delle Finals è stato probabilmente il modo con cui i Lakers hanno disinnescato Howard, privando così i Magic di quell’apporto da 25,8 punti con il 65% del campo che aveva da poco scardinato la temuta difesa dei Cavs, nonostante i centimetri di Ilgauskas, la combattività di Varejao e l’esperienza di Wallace. I Lakers hanno infatti tenuto Dwight a 15,4 punti con il 49%: buone cifre per un centro qualsiasi, ma non per il titano d’area che era stato il fulcro interno per l’attacco dei Magic durante la cavalcata-Playoffs.

Forse l’annichilimento di Dwight è stato una sorpresa, soprattutto considerando che, sulla carta, il trittico Bynum-Gasol-Odom non è esattamente una “trinità difensiva”, non certo più di quanto lo siano Ilgauskas-Verejao-Wallace… esatto: sulla carta, ma non sulla lavagna…

Se un giocatore sbaglia molto è lecito pensare che abbia dovuto fronteggiare una buona difesa individuale, in single coverage o con raddoppi ad hoc; ma se un giocatore che solitamente esegue 13,8 tiri a partita (in 38,5 minuti), finisce con il tentarne solo 8,6 (in 42,5 minuti), durante una Finale in cui la squadra ha problemi in attacco, allora forse l’attacco ha problemi proprio perché suddetto giocatore non tira più abbastanza… e considerando che mancano all’appello più di 20 punti con circa il 60% dal campo è “fisiologico” che la squadra risenta di questo apporto mancato. Se qualcuno se lo stesse chiedendo, tanto contro i Cavs quanto contro i Lakers, Howard ha tentato poco più di 11 liberi a partita; non è quindi una questione di falli subiti o hack-the-Dwight.

Come è successo allora che il Superman che aveva fatto più schiacciate di tutti gli Spurs (o i Pacers o i Timberlwolves o i Rockets), ha dovuto attendere il terzo quarto di Gara2 per piegare il ferro? Dwight, pur essendo il Magic con più minuti in campo in ciascuna gara, per possessi giocati è risultato: Gara1 secondo, Gara2 terzo, Gara3 quarto, Gara4 primo, Gara5 terzo; è inoltre risultato primo per offensive rating (punti per possesso) solo in Gara3 (unica vittoria Orlando…).

Non può essere solo una questione di organizzare una buona fronting defense, una tenace ball-you-man, insomma una sana difesa d’anticipo, per dirla all’italiana. Anche perché ciò spiegherebbe i pochi tentativi eseguiti, ma non anche il crollo della percentuale, meno 17% rispetto alla serie coi Cavs… va inoltre ricordato come i tentativi di “difesa frontale”, rischiosi ed onerosi sia in termini di falli possibili che di ricezioni lunghe, sono stati avvistati raramente, più per infastidire che per negare ad oltranza la ricezione.

Probabilmente c’era qualcos’altro sotto la constatazione di Dwight dopo Gara2: “Mi stanno confondendo […] Stanno facendo delle cose strane (crazy things) e ciò mi sta un po’ frustrando…”

Questo mischiare le carte (o meglio, giocare con delle buone carte abbastanza coperte) che ha indisposto Superman, potremmo battezzarlo Howard Rules, parafrasando umilmente le celeberrime Jordan Rules pistoniane di Brendan Malone.

 

Adonal Foyle, uomo-panchina, uomo-spogliatoio, uomo-veterano dei Magic, dopo la sessione video post Gara2, aveva infatti parlato di alcuni principi difensivi applicati da L.A. a scapito di Howard:

“- Se chi dà la palla dentro dal lato forte, poi taglia, il suo difensore segue inizialmente il taglio poi torna e raddoppia

– Se [Howard] va verso il centro, la point guard arriva a raddoppiare (David Thorpe ha precisato che Derek Fisher lo farà anche se dovrà arrivare dall’altro lato del campo, il che è estremamente raro)

– Se [Howard] va verso la linea di fondo e prova a girarsi indietro, c’è sempre qualcuno che arriva a bloccargli il giro”

 

Dopodiché, e ciò spiega perché “da grande” Adonan non farà il talent scout, Foyle consiglia a Dwight: “Una delle cose che deve fare di più e tirare subito (catch and shot) e non mettere molto palla a terra. Dovrà tirare in sospensione (take a jumpshot) senza palleggiare. So che il palleggio lo mette in ritmo, ma appena palleggia gli piombano addosso; dovrà tirare in anticipo”.

Ho lasciato tra parentesi le parole originali: catch and shot e jumpshot, per sottolineare come forse Foyle abbia confuso per un attimo Dwight con il suo mentore Ewing, sia per tecnica che per raggio di tiro… comunque, l’osservazione/speranza del veterano resta valida, così come resta a referto che, prima delle Finals, Dwight aveva tentato solo il 15% dei tiri da fuori area, con un 24% di realizzazione, vedendosi persino stoppare il 21% (!) dei tentativi…

 

 

 

THE RULES

 

Gara2 sembra dunque aver dato da riflettere, sia a Howard, che a Foyle (?!) che a tutti i Magic, preoccupati di aver perso il principale terminale offensivo. Guardando Gara2 con in mente le osservazioni del saggio Adonal e con occhio critico focalizzato sulla difesa, ho individuato (verificandole poi anche in Gara5), le seguenti Howard Rules:

 

 

quando inizia un possesso Magic (rimessa o rimbalzo che sia): il difensore di Howard scappa subito “alla cieca” verso l’altra lunetta, percorrendo la corsia centrale, sapendo sia che è la stessa che percorrerà Howard, sia che è bene non attardarsi vista la progressione nella corsa di Dwight. Quindi niente corsetta all’indietro per controllare la posizione di Howard o per dare una mano se Howard blocca il marcatore del play che porta palla; obiettivo prioritario: arrivare all’altra lunetta prima di Dwight. Così facendo è stata preclusa la possibilità di utilizzare Howard come “rimorchio d’affondo”, che arriva sulla pista di decollo e piega il ferro; risultato difensivo non da poco considerando che fino alle Finals il 38% dei tentativi di Dwight erano registrati nei primi 10 secondi dell’azione…

 

 

In questo caso (mi scuso per la qualità ignobile delle immagini), nonostante un’apertura lenta, con palla consegnata a Hedo, Bynum sprinta subito verso la propria area senza voltarsi indietro, guadagnando un buon vantaggio per farsi trovare pronto ad accogliere Dwight.

Conseguenze: poter disporre di un uomo in più per contenere la letale early offense dei Magic ed evitare canestri facili “in volata” da secondary break (contropiede secondario, quello appunto in cui arrivano “in ritardo” i lunghi, spesso tagliando decisi a canestro).

Rischi: se non ci si lascia distrarre dal fascino della palla, nessuno.

 

 

– quando Howard arriva nella metà campo offensiva: sudore e bump (far da sponda di contenimento sulla traiettoria dell’attaccante con piccolo contatti) per rallentare e complicare la presa di posizione di Dwight, senza poi forzare troppo l’anticipo.

 

 

 

In questo caso Bynum si mette davanti per scongiurare una ricezione che lo costringerebbe a difendere senza aiuti (stranamente i due centri-velocisti sono stati i primi ad arrivare…); ma non appena sarà rientrata tutta la difesa prenderà la posizione difensiva con un anticipo meno frontale (e Howard dovrà sperare che l’arbitro non sappia contare fino a 3…). È chiaramente importante cercare di non dare stabilità alla posizione di Howard sin dalla fase di early offense, provocandolo con contatti e spingendolo a smarcarsi fisicamente, così da commettere magari qualche fallo in attacco; una volta iniziato l’attacco “ordinato” a metà campo, la fisicità della marcatura sarà direttamente proporzionale alla vicinanza al canestro.

 

quando Howard è in post alto, marcatura morbida, quando è in post basso difesa forte non frontale: anticipare sempre con le braccia, quasi mai con il corpo (fronting defense).

 

 

 

Con o senza palla (prime due immagini) Dwight non attira nessuno in post alto, permettendo al suo uomo di restare ad affollare l’area, infastidendo tagli e penetrazioni; in post basso invece, Dwight calamita il proprio difensore, che non si espone al “rischio lob” anticipando solo con le braccia, restando sempre di fianco sul lato interno, mai davanti (nell’ultima immagine Gasol recupera da dietro un lob maldestro di Pietrus).

Conseguenze: quando Dwight è in post alto, non seguirlo fuori significa evitare che una palla consegnata diventi occasione per un buon pick n’ roll per i Magic; quando è in post basso, è invece sufficiente cercare di fargli prendere palla un po’ più lontano del voluto, spingendolo all’esterno (v. posizione di Gasol), fidando dell’assenza di tiro o movimenti fuori dal pitturato.

Rischi: che Dwight dimostri improvvisamente di saper tirare dal gomito della lunetta o in fade away dalla linea di fondo, ma è un rischio che tutti correrebbero, giusto?

 

quando Howard porta un blocco sulla palla con uscita al centro: Gasol (che ha difeso su di lui per gran parte del tempo e soprattutto quando contava) resta all’interno rispetto a Dwight,  allargandosi in modo da posizionarsi tra l’uomo con la palla e il canestro, ma senza avanzare per disturbare il portatore di palla, allungando vistosamente il braccio interno per toccare Dwight, sia per chiudere quello spazio vuoto, sia per restare in contatto con il proprio uomo ed evitare che tagli improvvisamente verso il canestro senza essere seguito. Questa scelta implica una elevata reattività del difensore sul lato debole che deve essere pronto ad infastidire l’attaccante in uscita dal blocco, se questi decide di andare in palleggio sull’altro lato.

Nel caso illustrato, a 3:27 dalla fine dell’overtime di Gara2 Pau e Dwight si “tengono per mano” per qualche secondo sul blocco di Dwight per Hedo, scena simpatica ed emblematica; poi il blocca-e-riblocca di Howard manda in confusione Gasol, Odom (genio e sregolatezza) non aiuta e Dwight taglia, subendo fallo sul tiro da sotto per il gioco da 3 punti.

 

 

 

 

 

Conseguenze: impossibile per l’attaccante con la palla puntare il ferro; contatto costante con Dwight per reagire prontamente sull’eventuale scivolamento a canestro prima di aver veramente bloccato (pick n’ slip) o dopo il blocco (pick n’ roll). Qualora l’attaccante tiri davanti al blocco, Gasol è già in vantaggio “sentendo” la posizione di Dwight per un buon tagliafuori.

Rischi: se li blocco avviene con angolazione e tempismo giusti (evento abbastanza raro) e viene ben sfruttato (quindi il palleggiatore passa spalla-a-spalla con il bloccante), c’è lo spazio in uscita dal blocco per un comodo ed incontestato arresto-e-tiro. Se invece resta troppo spazio tra la palla e il blocco (come nel caso illustrato), il difensore può “passare sopra” il blocco, neutralizzandone l’effetto quasi totalmente.

 

quando Howard porta un blocco sulla palla con uscita sul lato: Gasol resta basso chiudendo la strada alla penetrazione, dando tempo al compagno di recuperare (sapendo che Dwight non ha tiro frontale dai 6 metri). Qualora Dwight tagli dentro, Gasol è ben piazzato per disturbare il passaggio e mettere poi il corpo tra Howard e il canestro.

Le immagini mostrano come nel pick n’ roll tra Alston e Dwight, Gasol si disinteressa di Howard, allontanandosene, badando solo a chiudere la penetrazione (Rafer dovrà infatti scaricare sul perimetro).

 

 

Conseguenze: Gasol acquista vantaggio di posizione per un’eventuale rimbalzo corto sul tiro dalla media, coprendo inoltre la linea di passaggio per eventuali scarichi sulla linea di fondo (dal lato debole).

Rischi: in caso di tiro, Gasol non ha comunque contatto con Howard per il tagliafuori e rischia di vedersi strappare il rimbalzo da dietro. La guardia può anche puntare Gasol e andare spedita verso il ferro: a quel punto, se Howard  asseconda il compagno e va in rampa di lancio per l’alley oop (più facile a dirsi che a farsi), non c’è aiuto che tenga…

– quando Howard riceve palla dalla propria point guard posta in ala: la point guard in difesa si abbassa ad un passo di distanza da Dwight, anche a costo di lasciare un tiratore piazzato sul perimetro (in questo caso Redick). Appena Dwight mette palla a terra o fronteggia, la point guard gli piomba addosso (v. dichiarazioni di Foyle) per chiudergli lo spazio 1 vs 1 e per costringerlo a raccogliere il palleggio (raddoppio del piccolo, small-on-big).

 

 

 

Conseguenze: Dwight sa che palleggiando per spingere il difensore attirerà un piccolo, ma se non palleggia non può certo fare affidamento su dei movimenti come il tiro in allontanamento o il semigancio, movimenti che non ha ancora sviluppato; per cui si trova costretto a mettere palla a terra sottopressione e prima di essersi avvicinato alla sua zona di tiro (quella pitturata…), non avrà più spazio per girarsi perché intrappolato in un sandwich tra (per esempio) Gasol e Fisher.

Rischi: la difesa lascia scoperto un tiratore sul perimetro, ma non è detto che costui riesca a ricevere un buon pallone…

 

 

– quando Howard riceve palla dall’ala (solitamente Lewis) posta in angolo e questa taglia: (v. dichiarazioni di Foyle) il difensore dell’ala segue il taglio fino al canestro poi torna ad aiutare in difesa su Dwight. Consapevole di ciò, Gasol indirizza Dwight verso il lato (centro o fondo) dove ha visto passare il proprio compagno, sapendo che lì c’è un aiuto pronto, solitamente un giocatore alto (raddoppio big-on-big).

 

 

 

 

Da notare che “zio Fisher”, sapendo che Odom aiuterà sul lato forte, si abbassa sulla linea di passaggio tra Howard e Lewis, ostacolando il ribaltamento rapido In questo caso Howard scaricherà frontalmente sul perimetro e la buona circolazione di palla targata Magic consegnerà comunque a  Lewis un’agevole tripla dall’angolo (realizzata); anche il successivo attacco dei Magic avrà la stessa trama (e lo stesso risultato)….

Conseguenze: essendo raddoppiato da due lunghi, persino il possente Dwight fa fatica a trovare un varco, sia la linea di fondo che il centro area gli sono preclusi e frontalmente c’è un terzo difensore che rende impegnativo lo scarico sul perimetro.

Rischi: sul lato debole, dato il buono spacing (spaziatura) dei Magic ci sono sempre due tiratori già piazzati (in questo caso Alston e Lewis); se Dwight riesce a passarla oltre il raddoppio, Fisher sarà in inferiorità numerica oltre che fisica…

 

Il filo conduttore di queste Howard Rules non è tanto quello di negare il possesso a Howard, quanto piuttosto quello di costringerlo a trattare la palla sotto pressione, senza poter ragionare uno-vs-uno, ma almeno uno-vs-due, diversificando al contempo i raddoppi per direzione (dall’esterno o da sotto), tempismo (sulla ricezione, sul palleggio, sul fronteggiare) e i tipi del raddoppio (small-on-big, big-on-big), mettendo così a dura prova la sua capacità di leggere istantaneamente la difesa e scaricare all’uomo libero.

La ripercussione psicologica ottenuta dalla difesa di L.A. è stata anche quella di minare alle fondamenta la fiducia dei Magic nel dare la palla sotto: a fronte dei problemi realizzativi di Dwight e delle palle perse (4,75 di media nelle quattro sconfitte), Orlando ha spesso preferito circolare per vie esterne, badando un po’ meno del solito alla situazione interna di Dwight.

 

Un ultimo consiglio sulla marcatura di Dwight c’è dato dal “mestiere” di Gasol: prendere contatto, togliere l’appoggio, alzare i talloni e… lasciare che la spalla di Dwight faccia il resto…

 

 

 

 

 

APPENDICE: LEWIS E IL “PIANO C”

 

La premure dedicate dalla difesa dei Lakers a Dwight, la rendono ancora più vulnerabile ad eventuali mismatch e Lewis rappresenta a priori un mismatch per quasi tutte le ali grandi della lega… ma non per Odom. Tuttavia se non è possibile disporre di un “mismatch spontaneo”, resta possibile innescarlo, costruendo apposite dinamiche di gioco. Per farlo, Stan VG ha fatto ricorso a giochi a due, come il pick n’ pop e il cosiddetto pick n’ seal; il denominatore comune è il pick: ebbene si, Rashard ha dovuto anche bloccare, pur sapendo che i suoi blocchi sono efficaci come i tiri liberi di O’Neal (quello più grosso tra i due).

 

 

PICK N’ POP

In situazione di early offense

 

Per non essere vittima della mortifera early offense di Orlando, con due tiratori in angolo e Dwight in centro a flirtare con il portatore di palla, la difesa losangelina ha cercato sempre di tornare rapidamente in difesa e chiudersi subito in area. Ciò ha lasciato regolarmente a Lewis lo spazio per bloccare indisturbato sulla palla a 8/9 metri dal canestro; il blocco di per sé non garantisce nulla (anzi, qualche volta Fisher non se n’è neanche accorto…), ma piuttosto che eseguire uno sterile pick n’ roll, talvolta Lewis si apre sul perimetro (pick n’ pop) ed in contemporanea Howard blocca sulla lunetta il difensore di Lewis, che avrebbe dovuto marcarlo sulla tripla. Le sequenze mostrano come prima Odom, poi Gasol, fermati dal blocco di Dwight sul gomito della lunetta, non siano riusciti a contestare il rapido tiro di Rashard.

 

 

 

 

Tuttavia, se il blocco di Howard non riesce, per eccesso di spazio e perché il difensore (in questo caso Gasol) non si accasa in area ricordandosi le doti balistiche di Lewis…

 

 

… Lewis si trova davanti i sette piedi di Pau e, non essendo un amante delle forzature, rinuncia saggiamente al tiro.

 

 

Nell’attacco a metà campo

 

Si è invece visto molto di rado il pick n’ pop classico (senza la complicità di Howard), quello che ben conoscono Nowitzki, Bargnani e Okur. Peccato, perché uno veloce come Alston può mettere in serie difficoltà Fisher, e se c’è di mezzo un blocco (per quanto morbido) l’aiuto sarà inevitabile, con le lunghe falcate di Lewis che troveranno sempre campo aperto per piazzarsi oltre l’arco…

 

 

Lewis ha infatti tempo e spazio per finire un sudoku avanzato prima di tirare… da manuale. Qualcuno avrebbe potuto aiutare? Solo se avesse già visto la partita, o correndo comunque il rischio di lasciare un altro tiratore sul perimetro a un passaggio di distanza…

 

 

PICK N’ SEAL

Finora Lewis ha fatto una pessima figura da bloccante, ma in fondo il blocco doveva solo fungere da ostacolo o da diversivo… se il ragazzo vuole sa comunque inchiodare bene il difensore altrui, procurandosi un mismatch da leccarsi i baffi (Stan approva).

 

 

 

 

In entrambi i casi, la difesa “cambia” sul blocco per non concedere la tripla al palleggiatore e Lewis sigilla (seal) il difensore più piccolo dietro di sé, portandolo in post basso dove, per centimetri e tocco, potrebbe risultare letale. La difesa se ne avvede ed accorre quindi in aiuto del malcapitato compagno: da notare infatti come la presenza di Lewis abbia ipnotizzato tre difensori, creando praterie di spazio sul perimetro (soprattutto se in post basso sul lato debole c’è Dwight, che non può essere certo trascurato a un metro dal ferro…).

 

Se non funziona il “piano A” (coinvolgere Howard in post basso o con il pick n’ roll) né il “piano B” (circolazione perimetrale atta a muovere la difesa per tirare con l’uomo libero o attaccare l’area), i Magic possono disporre del “piano C”, facendo giocare a due la/le point guard e Lewis.

Purtroppo per Stan VG non è stato sufficiente, ma l’attacco dei Magic ha comunque dato prova di un potenziale tattico notevolissimo, che coach Stan ha addirittura intenzione di aumentare inserendo giocate dalla triangle offense: “Voglio osservare e provare a rubare qualche idea. Ho sempre diversi progetti in estate […] Mi piace quello che L.A. fa con la triangle offense, [mi piace] osservare quello che fa San Antonio. Una delle cose che vogliamo fare quest’estate è lavorare sulla nostra post-up offense, come tagliare e muoverci e cosa possiamo fare quando la palla arriva sotto a Dwight”.

Per la serie “vacanze di lavoro”, vero Stan?

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